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La preziosità dell’intervento precoce nell’infanzia come prevenzione dei disturbi alimentari

Il cibo e la funzione nutritiva veicolano, a partire dalla nascita, la soggettiva posizione del bambino nel rapporto affettivo con il suo contesto familiare.

La relazione del bambino, anche molto piccolo, con l’oggetto d’amore (la madre) e con l’ambiente familiare è quindi attraversata originariamente dal complesso intrecciarsi della dimensione affettiva con la funzione alimentare. Da questa premessa risulta chiaro che il cibo e il comportamento alimentare veicolano dinamiche complesse, i cui riflessi positivi o negativi si possono ripercuotere sia all’interno delle relazioni intrafamiliari, sia direttamente nel rapporto del bambino con il cibo.

Su tale sfondo il cibo-latte inizia ad esistere per il bambino come oggetto affettivo, cioè come uno dei termini privilegiati del suo primitivo LINGUAGGIO privato con la madre e con l’intero contesto familiare.

Il comportamento alimentare diviene dunque molto presto veicolo non solo di sostanze proteiche, ma anche di MESSAGGI.

Messaggi che fanno dell’atto nutritivo una prima forma di comunicazione legata alla dimensione affettiva che caratterizza la relazione del bambino con l’ambiente familiare.

La connessione cibo-affetto-messaggio rende quindi ragione della possibilità che il malessere di un bambino possa anche esprimersi attraverso il suo comportamento alimentare.

  • L’intervento precoce nell’infanzia

    Il bambino può manifestare un suo disagio anche attraverso comportamenti che hanno più l’aspetto di “capricci” o “bizzarrie” nel modo in cui tratta il cibo. Queste modalità spesso transitorie e trasversali alla normalità e alla patologia, meritano attenzione perché costituiscono dei campanelli d’allarme. La rabbia, la gelosia, la paura, il dubbio inquietano il bambino che, in questi casi, prova a sostituire il pianto e le parole con il cibo, rifiutandolo o divorandolo. L’Associazione considera tali disordini alimentari come una forma di comunicazione: una protesta, un’oppositività, un appello rivolto ad un altro perché possa ascoltare e comprendere il suo malessere.

  • La prevenzione e l’intervento nella preadolescenza e adolescenza

    Con la pubertà il corpo cambia inaugurando una crisi necessaria alla crescita soggettiva. La fatica ad accettare i cambiamenti nell’aspetto fisico, a costruire una nuova immagine di sé e a tradurre lo sguardo e le richieste del sociale possono sviluppare delle difficoltà nei giovani in particolare nei giovani. In particolare oggi la precocità della comparsa dei fenomeni puberali può cogliere le ragazzine non ancora pronte a sostenerne la corrispettiva portata psichica.Su questa crisi gli sguardi e le parole dei genitori (e degli adulti in generale) hanno un valore fondamentale. In certe situazioni la sofferenza intima, sempre presente nell’età puberale, può acuirsi particolarmente e il corpo può offrire un teatro per rappresentare la sofferenza soggettiva. In tale impasse, dunque nell’aumento dello scarto tra trasformazioni del corpo e risorse psichiche, la guerra contro la fame e/o l’odio per il corpo che cresce, possono divenire soluzioni estreme per trattare il dolore e la paura legate a questo momento inaugurale del soggetto.

  • Il trattamento della Famiglia

    Quando un figlio inizia a manifestare un’alterazione del comportamento, in particolare alimentare, la famiglia va in crisi: accogliere e ascoltare questa crisi, sensibilizzando l’adulto sul riconoscimento della originaria dimensione affettivo/relazionale della funzione nutritiva e dunque in gioco nel disordine alimentare, è utile a evitare di medicalizzare il malessere e/o i sintomi dei figli attribuendo a questi ultimi il significato di messaggi rivolti all’altro.